Erlend Oye ha un bizzarro look da sfigato. Porta un paio di occhiali enormi, si veste da nerd, è magro e spettinato. Lui è quello strano: che si ricorda i dettagli più inutili di qualunque cosa legga o guardi in televisione, che conosce il nome delle capitali di tutti gli stati, che durante un concorso, da bambino, ha disegnato una mappa completa del mondo in meno di 5 minuti. Ama l’elettronica e l’acustica, suona la chitarra e canta. Tra le altre cose, è contemporaneamente un DJ, il cantante (quando capita, come in “‘Poor Leno”) dei Royksopp e una metà di quel meraviglioso cristallo sonoro che va sotto il nome di Kings Of Convenience. Erlend nasce e cresce a Bergen, in Norvegia: una città dominata dai suoni campionati. Qui, chi conta nella scena musicale fa elettronica pesante a volumi allucinanti, e visto che Erlend, con i suoi Skog, ha in testa altre idee, finisce per essere una specie di squattrinata pecora nera. Cambiare aria, ecco cosa ci vuole. E allora Erlend, insieme all’amico quasi inseparabile Eirik Glambek Boe (l’altra metà dei Kings Of Convenience), si trasferisce a Londra, per studiare e per suonare in varie band (come i Peachfuzz), fino alla decisione di fare qualcosa insieme al compagno: due chitarre due voci, senza amplificatori. Conviviale e conveniente. Insieme, suonano una volta dal vivo, poi Eirik torna in Norvegia e dopo ancora va a Londra per studiare antropologia e psicologia. Erlend, sfruttando un contatto, si trasferisce a Manchester, in casa del violoncellista degli Alfie. Due così non possono che ingolosire Badly Drawn Boy, guru onnipresente (ma come fa?) della scena pop underground inglese: pare che il New Acoustic Mouvement(termine coniato da NME) sia nato proprio in casa del geniale Damon Gough, in una notte (“Leggendaria!”, avrebbe detto Damon) intensa nutrita di lo-fi. Ma questa è la storia dei King Of Convenience, del loro mini omonimo, del contratto con la Source, dei tre mesi spesi ai Parr Street Studios per l’album “Quiet Is The New Loud” (2001, già un piccolo classico). Però Eirik tira un po’ il freno: è l’unico ventenne al mondo che preferisce gli studi universitari ad una brillante carriera musicale. Erlend, allora, continua a fare cose e vedere gente anche da solo. Lui, al suo sogno, dedica ogni istante. Ad esempio, canta con i Royksopp in “Melody A.M.” (di cui è anche co-autore), ma soprattutto, in attesa di rimettersi all’opera con Eirik, si mette a scrivere musica tutta sua: prima esce il vinile a tiratura limitata “Symptom Of Disease” (che suona vagamente come i bei remix dei Kings Of Convenience), poi all’inizio del 2003 l’album “Unrest”: 10 canzoni registrate in 10 città diverse da 10 produttori diversi. Perché Erlend è quello strano.
